Migliorare il proprio appeal sul mercato del lavoro

Lavorando come head hunter in vari settori industriali ed a vari livelli di seniority, durante i colloqui di selezione ci capita spesso di identificare i fattori che limitano le opzioni di crescita dei candidati.

Se da un lato ognuno è diverso ed è diverso sia il punto di partenza sia il possibile punto di arrivo, così come il livello di ambizione e di volontà di crescere, dall’altro lato possiamo riscontrare come alcuni elementi limitanti tendano a ripetersi più spesso e siano particolarmente diffusi.

Questo articolo ha pertanto lo scopo di identificarli e suggerire alcune strategie per metterseli alle spalle. Riprendendo una metafora di Brian Tracy, potete pensare al vostro percorso di carriera come ad una bella automobile. Se tutte le componenti funzionano ma una ruota è bloccata, vi muoverete in circolo non l’ottimo funzionamento di tutte le altre parti.

Questo accade in quanto la velocità della nostra capacità di raggiungere obiettivi è determinata dalla nostra area di debolezza. Ipotizziamo che per ottenere un risultato siano richieste 5 capacità. Sarà quella in cui siamo meno ferrati a rallentare l’intero processo.

Di converso, concentrandoci sul miglioramento di questa skill, supereremo il collo di bottiglia e potremo dare un impulso di accelerazione significativo e di grande impatto all’insieme delle nostre capacità.

Il bello è che questo impatto sarà graduale, così come quando iniziamo a sbloccare la ruota dell’auto che era bloccata, ed anche un miglioramento marginale ci metterà in moto e ci consentirà di ottenere la giusta motivazione a proseguire nel vedere i risultati ed i benefit concreti.

Veniamo quindi ai tre fattori limitanti più diffusi tra i candidati in Italia.
1) l’inglese

Intervistando quotidianamente candidati per le posizioni più disparate, una scarsa padronanza della lingua inglese emerge immediatamente come il principale aspetto che limita le opzioni di carriera esterne (e spesso anche quelle interne alla propria azienda).

Apprendere una lingua e tenerla “allenata” è oggettivamente un’attività che richiede molto tempo e dedizione.

Per chi, nel 2020, abbia ancora lacune rispetto ad una padronanza professionale della lingua inglese, non vi è tuttavia altra capacità più importante su cui potersi concentrare.

Questo dato è tanto forte ed oggettivo da costituire di per sé un elemento motivante: è infatti raro poter identificare con tanta chiarezza un’area di miglioramento prioritaria. Di converso – e questa opinione è comune e diffusa tra gli HR che vi intervisteranno – una mancanza di proattività e di iniziativa in tal senso non è mai motivata.

Viviamo in un mondo in cui la lingua inglese ci circonda praticamente ovunque. Dalla musica, ad internet, al nostro lavoro, ai turisti nelle nostre città. Non mancano quindi le occasioni di esposizione se siamo motivati a trovarle.

In ogni città vi sono decine di possibilità di seguire corsi di inglese, e sicuramente anche i nostri datori di lavoro spesso le mettono a nostra disposizione. Inoltre, vi sono letteralmente migliaia di siti internet – spesso anche gratuiti – che possiamo utilizzare per metterci in moto e migliorare il nostro inglese.

Se non lo abbiamo fatto e non lo stiamo facendo, comunichiamo a chi ci intervista una scarsa motivazione a migliroarci ed una tendenza ad entrare in una comfort zone e non prendere l’iniziativa di fronte alle priorità.

Ognuno di noi è impegnato su molteplici fronti: famiglia, lavoro, amici, hobbies, impegni, ed inevitabilmente per trovare spazio ad una nuova attività dovremo rinunciare a qualcos altro. La buona notizia è che basta dedicare – ad esempio – 20 minuti al giorno ad un corso di inglese online per metterci in moto. Quando andremo ad un colloquio, anche se il nostro inglese non sarà ancora eccelso, potremo essere fieri della nostra attivazione per migliorarlo e comunicarla all’intervistatore. Già soltanto questo sarà spesso sufficiente a compensare le lacune attuali.

Non adagiamoci quindi sugli allori e decidiamo, se non l’abbiamo ancora fatto, di inserire nella nostra routine quotidiana almeno una mezz’ora per migliorare il nostro inglese. I benefici che ne ricaveremo saranno esponenziali.

2) Il trasferimento

Sappiamo bene tutti quanti che il mercato del lavoro è localizzato in alcuni poli principali: le grandi città come Milano, Roma o Torino, il Triveneto, l’Emilia Romagna, la Toscana. Spesso – inoltre – le aziende più interessanti sono localizzate in aree meno densamente popolate: pensiamo alla Ferrero ad Alba, ad esempio, alla Barilla a Parma, alle Assicurazioni Generali a Mogliano Veneto o alla Ferrari a Maranello.

Chi abbia quindi una maggiore flessibilità a trasferirsi ed un raggio di azione più ampio potrà accedere ad un mercato del lavoro molto più vario, in cui tra l’altro spesso avrà meno concorrenza.

Vi sono infatti spesso città in cui la presenza di professionisti con una determinata specializzazione è più diffusa che in altre. Pensiamo ad esempio al mondo finanziario a Milano o al mondo automobilistico a Torino. Chi possieda queste competenze avrà più concorrenti per le medesime posizioni nella città in cui si trova, ma eventualmente in altre location si troverà a dover concorrere con meno candidati alternativi.

In qualsiasi processo di selezione per una posizione specifica, l’azienda assume soltanto un candidato: quello che giudica come maggiormente allineato con i requisiti e la cultura aziendale. Le possibilità di successo quindi, a fronte magari di 20 o 30 candidati interessati, sono limitate ad un singolo caso. Moltiplicando il vostro raggio di azione moltiplicherete le possibilità di essere perfettamente allineati con una posizione specifica. Tuttavia spesso il numero di candidati con cui vi troverete a concorrere in un determinato ambito di specializzazione professionale sono limitati.

Molti sono infatti coloro che cercano soltanto a livello locale, mentre chi è flessibile per le location meno gettonate è presente in numero sicuramente molto ridotto. Aggiungendo queste location tra i vostri possibili datori di lavoro, moltiplicherete quindi le opportunità di essere allineati non a livello lineare, ma per un fattore di 2 o di 3. Avrete quindi anche maggiori possibilità di poter scegliere e mettere le aziende che vorranno assumervi virtuosamente in “concorrenza” l’una con l’altra.

Spesso i fattori limitanti al trasferimento sono legati alla famiglia. Per renderci più flessibli è quindi importante andare ad identificare quali siano questi fattori: ad es. la location del posto di lavoro del nostro compagno o della nostra compagna o la località in cui risiedono i nostri genitori. Potremo cercare di identificare quali siano i fattori che precludono un cambiamento di questi vincoli. Ad esempio: parlare con il nostro partner di un possibile trasferimento e vedere se lui/lei non sia aperto a valutarlo, e magari non possa provare ad ottenere maggiore flessibilità (ad es. lavorando in smart working) nel posto di lavoro attuale o cercare un’alternativa.

Se riusciremo a generare flessibilità per quanto concerne la location, le opportunità di carriera tra cui potremo scegliere si moltiplicheranno, e questo avrà effetti esponenzialmente positivi sul nostro percorso professoinale.

3) L’auto-imprenditorialità

Abbiamo già approfondito, con un articolo ad hoc su questo sito, l’importanza di avere un approccio orientato all’apprendimento continuo.

Non vi è pericolo più grande, soprattutto per quanti di noi lavorino in posizioni che richiedono competenze tecniche specifiche, di quello dell’obsolescenza delle nostre skill.

Il mondo attorno a noi cambia ed evolve costantemente. Ogni giorno nascono nuove professionalità ed altre vedono restringersi il proprio raggio d’azione.

Vi sono poi istanze in cui determinati eventi possono agire da catalizzatori del cambiamento, ed accelerarlo vertiginosamente.

È quindi di vitale importanza non adagiarsi sugli allori e sulle competenze che abbiamo acquisito in passato, ed entrare in una prospettiva di apprendimento costante.

Il primo passo da fare in questa direzione consiste nel chiederci costantemente se nella nostra professione non stiano emergendo competenze o skill nuovi, che potremmo padroneggiare con una formazione ad hoc. Qualora la risposta fosse positiva, se saremo in grado di attivarci per acquisire queste competenze potremo essere maggiormente competitivi sul mercato del lavoro, eviteremo il rischio di obsolescenza delle nostre competenze ed avremo in ogni caso posizionato un altro “mattoncino” su cui costruire altre competenze future.

Qualora non vi fossero particolari nuove skill nel nostro settore di specializzazione, avremo invece la possibilità di guardare al di fuori di esso e chiederci quali siano i principali trend tecnologici che impatteranno il nostro prossimo futuro, identificarne uno di nostro interesse e che sia potenzialmente impattante per la nostra area di specializzazione ed attivarci per iniziare a comprenderlo e maturarne le relative competenze.

Un tale grado di proattività ci tutelerà, da un lato da possibili cambiamenti repentini nel nostro settore di specializzazione, dandoci competenze spendibili in altre aree emergenti del mercato del lavoro, dell’altro lato da una mancanza di visione rispetto al cambiamento ed all’innovazione. Acquisendo nuove competenze infatti avremo modo di allargare i nostri orizzonti ed iniziare a scorgere in anticipo e con maggiore chiarezza gli elementi che cambieranno, e spesso rivoluzioneranno, il nostro futuro.

Con una visione più ampia e di maggiore portata potremo comprendere con maggiore focalizzazione e – potenzialmente – successo la direzione in cui cambierà la società ed in cui evolverà il nostro lavoro, indirizzando la nostra azione di formazione di noi stessi in allineamento con i cambiamenti più imminenti. Quando questi si concretizzeranno ripagheranno in modo corrispondente gli sforzi che avremo fatto per metterci in moto e guardare più lontano delle esigenze immediate e della quotidianità.

Avremo la tranquillità di sapere dove andiamo, la serenità derivante dalla consapevolezza che non verremo “travolti” passivamente dal cambiamento, e le categorie interpretative per essere alla guida, e non soltanto a bordo, delle innovazioni che modificheranno il mondo del lavoro nel prossimo futuro.

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