L’ auto-imprenditorialità come fattore di mobilità

Il mondo del lavoro attuale è caratterizzato da una rapidità di evoluzione e cambiamento mai vista prima, accompagnata da una forte trasformazione e dislocazione delle competenze. Se fino a qualche anno addietro era molto facile per un lavoratore orientare il corso della propria carriera ad un settore specifico, ovvero ad una funzione o competenza specifica, questo diviene sempre più difficile. Anche ruoli storicamente abbinati ad un singolo e specifico settore industriale sono entrati in una fase di trasformazione che potrebbe cambiarli radicalmente.

Se ad esempio in passato un attuario (statistico assicurativo) o un ingegnere informatico erano per lo più sicuri di avere il posto assicurato a vita nelle relative nicchie di competenza, oggi si trovano a doversi confrontare con l’emergere di nuovi approcci (ad es. analytics e big data) che mutano gradualmente gli standard dei settori in cui operano. Se non saranno in grado di orientare le proprie skill e percorsi di carriera verso le competenze emergenti, a distanza di un decennio queste professionalità potrebbero trovarsi di fronte ad un forte ridimensionamento ed una subordinazione ad altre funzioni.  In generale, la rapida evoluzione tecnologica e l’emergere di nuove professionalità stanno contribuendo da un lato a rendere imperativa ed indispensabile una formazione di carattere “tecnico-specialistico” sulle nuove dinamiche e tecnologie, dall’altro lato a rendere qualsivoglia formazione specifica potenzialmente obsoleta in tempi brevissimi. 

Questo noto processo porta quindi l’attenzione sulla necessità di imparare ad imparare, e sull’importanza di adottare e diffondere un approccio di formazione continua durante la carriera lavorativa. Il tempo, infatti, in cui era sufficiente uscire dagli studi per essere pronti ad una carriera lavorativa senza soluzioni di continuità è ormai lontano. Si può dire, piuttosto, che gli studi debbano necessariamente preparare i giovani ad adottare un approccio proattivo alla formazione personale. E portare l’attenzione sull’importanza di acquisire un’abitudine alla revisione critica delle proprie competenze, all’auto-analisi relativamente alle proprie ambizioni personali rispetto alle opzioni offerte dal mondo del lavoro, ed all’attivazione del singolo individuo verso percorsi di formazione intrapresi in autonomia ed il più possibile concisi, mirati e pragmatici. 

Queste argomentazioni sono state per lo più – e giustamente – sottolineate dai fautori della formazione di carattere classico e (in Italia) dei licei. Questi infatti preparano in prima istanza all’apprendimento, indipendentemente dalle tematiche affrontate. Tale “generalismo”, tuttavia, per quanto giustificato dal carattere più umanistico della formazione liceale, non deve impedire anche agli istituti di carattere tecnico di trasmettere un messaggio di responsabilizzazione dello studente rispetto all’importanza di mettersi in gioco, in prima persona, in ottica formativa anche dopo la fine del proprio percorso scolastico. Le conseguenze delle dinamiche sopra esposte per il lavoratore attuale sono svariate e vanno nella direzione di una maggiore mobilità di skillset nel corso della propria carriera, ed aprono inoltre maggiori opportunità per cambi di settore. 

Le motivazioni questa maggiore facilità di cambiare settore industriale possono essere varie:

  1. passaggio da settori più innovativi – dove determinati contenuti si sono diffusi prima – a settori in fase di trasformazione, che hanno la necessità di assorbire tali contenuti.
  2. Minore continuità nella specializzazione su skill determinate e specifiche e maggiore possibilità di modificare il proprio percorso professionale e le proprie competenze. Siccome è indispensabile arricchire il proprio percorso professionale anche per rimanere nella medesima funzione, diviene più agevole e naturale la possibilità di formarsi per cambiare tout court l’area di attività ed il settore.
  3. Il venir meno di determinate funzioni, soppiantate da altre, spinge chi lavorava in tali funzioni fuori sul mercato 
  4. La trasformazione digitale ed il big data portano temi di carattere tecnologico in settori industriali anche lontano tra loro, consentendo un più agevole passaggio dall’uno all’altro.

 

Diventa quindi molto importante per il lavoratore, soprattutto per i più giovani che  avranno modo di sperimentare le niove condizioni più a lungo, aprirsi ad entrare in contatto con temi e argomenti propri anche di altri settori industriali. Questo sia per agevolare un eventuale passaggio qualora risultasse necessario o se ne presentasse l’occasione, sia per entrare in contatto con filoni di evoluzione tecnologica emergenti in altri settori, ed importare il know how nel proprio. Per tale motivo, un’attitudine all’apprendimento ed una forte apertura (di stampo quasi imprenditoriale) verso il business in generale risulteranno elementi distintivi di chi riuscirà a massimizzare le opportunità offerte dal mondo del lavoro, in una prospettiva sempre più orientata all’auto-imprenditorialità.

E chi riuscirà a tenersi informato in una prospettiva più ampia sui trend macroeconomici e sulle innovazioni che cambieranno il prossimo futuro avrà tutte le carte in regola per posizionarsi al meglio e cavalcare l’onda del cambiamento, evitando il rischio di esserne travolto.

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