Dimissioni e controproposta

La regola d’oro, relativamente alle controproposte al momento delle dimissioni, dovrebbe essere – da un lato – che non vengano estese dai datori di lavoro e – dall’altro lato – che non vengano considerate da chi si dimette. Sfortunatamente, vi sono circostanze che possono spingere il management ad eludere questa regola. Risulta quindi importante, per posizionarsi con avvedutezza in queste situazioni chiave per la propria crescita professionale, comprendere e far proprie le ragioni per le quali è importante non vacillare di fronte ad una controproposta. Vediamone alcune:

  1. Non è mai consigliabile ricercare un avanzamento in modo forzato. Se ogni adeguamento economico o professionale deve essere sollecitato o quasi estorto alla propria azienda con la minaccia di andarsene, non sarebbe forse meglio relazionarsi con un management che apprezzi le proprie risorse e le premi in modo corrispondente al valore che apportano all’azienda?
  2. Per il fatto di essere alla ricerca e/o aver già accettato un’opportunità esterna potreste essere percepiti come sleali e, di conseguenza, perdere il vostro status di team player.
  3. Facendovi una controproposta, il vostro superiore potrebbe semplicemente voler prendere tempo. Successivamente, è quasi umanamente inevitabile che provi risentimento per la vostra precedente minaccia di lasciare, e sia eventualmente preoccupato dall’ipotesi che la situazione possa ripetersi. Potrebbe quindi (anche inconsciamente) essere indotto a guardarsi attorno per identificare un potenziale sostituto. Se questo avverrà, questa volta sarà però l’azienda a dettare le condizioni. In sintesi: accettando una controproposta state anche concedendo al vostro datore di lavoro il tempo per mettersi alla ricerca di un vostro potenziale sostituto, senza che l’azienda si debba privare – nel frattempo – del vostro contributo lavorativo.
  4. Molteplici indagini statistiche hanno mostrato come i lavoratori che accettano una controproposta finiscano per lo più con l’abbandonare l’azienda nei successivi 6-12 mesi. Anche se la ragione principale per cui avevate iniziato a cercare una nuova opportunità era il sistema di remunerazione non adeguato, o il vostro sentirvi meritevoli di una promozione, probabilmente c’erano anche altri fattori di non completa soddisfazione (come per esempio, moli di lavoro sproporzionate, una condotta del management migliorabile, l’ambiente di lavoro non ottimale o il sottoutilizzo del vostro potenziale personale). Comunemente, la sola controproposta non potrà risolvere questi problemi. Dopo averla accettata, perderete però l’offerta di lavoro che avevate scelto come nuovo step della vostra carriera. Ed avrete così bruciato i ponti da entrambi i lati.
Vediamo quindi come si possano – innanzitutto – prevenire le situazioni in cui si arriva all’estensione di una controproposta.

Se vi sembra che si arrivi ad una conversazione che preannuncia la discussione di una controproposta (ad esempio, se ad un tratto viene organizzato un colloquio con un dirigente o un referente HR senior), siate pronti! Non appena la conversazione prende la piega di una controproposta, assumete il controllo.

Interrompete il manager educatamente con una dichiarazione del tipo: “l’ultima cosa che vorrei fosse associata alle mie dimissioni è che io stia cercando di ricattare l’azienda per mantenere la mia posizione. Sulla base di mie valutazioni del tutto personali ho semplicemente trovato un’opportunità che non posso trascurare. Auspico che la mia decisione personale venga rispettata”.

Ciò detto, è sicuramente buona norma offrire al proprio ex datore di lavoro tutto il supporto necessario per assicurare all’azienda una transizione ed un passaggio di consegne lineari.

Molto spesso, un manager esperto in questo tipo di situazioni metterà in atto tattiche di pressione emotiva per tentare di convincervi a non lasciare l’azienda. Saprà bene come toccare i giusti tasti per ribaltare la situazione a proprio favore. Siate quindi preparati a trovarvi di fronte ad affermazioni del tipo:

“Pensavo che fossi felice qui. Sono scosso dal fatto che tu voglia lasciarci senza averci prima comunicato le tue preoccupazioni sulla tua situazione lavorativa”.

“Avevamo già predisposto dei piani di carriera per te, ma fino ad ora erano rimasti confidenziali. Dovresti almeno parlarne con i miei superiori prima di andare avanti”.

“Era già previsto di promuoverti nel prossimo trimestre, ma non c’è problema ad anticipare la promozione ora se questo significa trattenerti”.

Prima di essere smossi fatevi le seguenti domande: 
  • Merito ciò che il mio manager mi sta offrendo in questo momento?
  • Mi offrirebbe la stessa cosa se prima non avessi minacciato di lasciare l’azienda?

 

Se, presumibilmente, la vostra risposta alla prima domanda è positiva e la seconda negativa: ringraziate il manager per il averci provato e fate rispettosamente sapere che la vostra decisione è stata presa. Dopodichè, comunicate educatamente che siete soltanto interessati a facilitare la transizione, in modo che il passaggio di consegne risulti il più possibile lineare e privo di ostacoli.

Sarete così liberi di affrontare la vostra nuova avventura lavorativa!

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