Come evitare I tranelli nei colloqui di lavoro

Chiunque di noi, quasi senza eccezioni, si troverà a sostenere vari colloqui di selezione durante la propria carriera professionale, iniziando dalla prima posizione cui ci candidiamo una volta ultimati gli studi per proseguire con tutti i colloqui propedeutici ai passaggi esterni che faremo durante il nostro lungo percorso lavorativo.

Se è vero che i colloqui costituiscono per noi un’opportunità di conoscere l’azienda ed i nostri futuri colleghi e responsabili, è manifesto che tipicamente in un colloquio di selezione ci troveremo a dover rispondere a più domande di quante non potremo rivolgere all’interlocutore.

Scopo di questo articolo è esservi d’aiuto con qualche consiglio su come affrontare alcune tra le domande più frequenti che vi verranno rivolte, ed aiutarvi a non cadere in possibili sviste o tranelli.

In questo sito, potrete trovare altri consigli riguardanti la preparazione del colloquio, il dress code da seguire, il body language. Leggeteli e non lasciate nulla al caso.

La prima domanda che spesso vi troverete ad affrontare durante il colloquio sarà – molto semplicemente – l’ampio:“ Mi parli di Lei”.

ATTENZIONE! Il selezionatore con questa domanda non si aspetta in di sentirsi raccontare la vostra vita privata, bensì quella professionale. Non cadete in questo tranello, non date per scontato nulla. Raccontate in maniera precisa, esaustiva ma breve quella che è stata la vostra carriera dagli studi fino al vostro attuale impiego. Fate attenzione alle date, e prima del colloquio ripassate il vostro curriculum! Non vogliamo dire ovvietà, ma come head hunter sappiamo che anche ciò che può risultare ovvio, potrebbe non esserlo. Chiaramente, siete gli autori del vostro CV in duplice senso (lo avete redatto ed avete vissuto le esperienze che riassume). Risulta quindi fondamentale che lo sappiate ripercorrere e raccontare. L’intervistatore potrebbe rivolgervi una domanda specifica su una data (ad es. il vostro anno di laurea) o un dettaglio (ad es. il voto di laurea o ad un esame specifico). Cercate di avere ben presenti i dettagli e preparatevi ad esporre il vostro percorso di studi e professionale.

1. “Mi parli dei suoi punti di forza e di debolezza”

Rispondendo a questa domanda cercate di mantenervi obiettivi senza peccare di eccessiva modestia (nè di ingiustificata megalomania). Descrivendo i vostri pregi e difetti, tenete sempre a mente la posizione per la quale vi state candidando.

Se ad esempio la posizione o l’area sono governate da processi e passaggi di alta precisione, sarà ad esempio saggio evitare di menzionare un’esuberante creatività e la capacità di uscire dagli schemi tra i pregi. Analogamente, se vi state candidando per un’area caratterizzata da una forte creatività, enfatizzare un alto livello di precisione ed organizzazione potrebbe essere controproducente nel trasmettere un’immagine consona alla posizione (per quanto queste doti, in sé, siano positive e non escludano a priori un alto livello di creatività.

2. “Se dovesse definire la sua scala di valori personali, quali definirebbe?”

RIvolgendovi questa domanda, il selezionatore vuole capire qual è il vostro rapporto con il lavoro, con l’ambiente lavorativo e con i colleghi. Candidandovi per un’azienda, non dimenticate che si tratta di un’organizzazione e non di un’accozzaglia di solisti. Risulterà quindi sempre positivo mettere in risalto le vostre capacità di collaborare, lavorare in squadra ad obiettivi comuni ed empatizzare con i colleghi. In quanto esseri umani, siete per definizione più che competenti nelle relazioni umane. Mettete bene in luce il vostro modo di relazionarvi e se vi vediate più come un leader, un collaboratore prezioso, una persona che fa squadra, un controllore di processi, ecc.

3. “Se c’è una situazione critica come la risolvete?”

Questa domanda molto comune vi sarà rivolta per comprendere il vostro modus operandi in caso di problematiche all’interno del contesto lavorativo. Risulta sempre molto opportuno prepararsi degli esempi da condividere in risposta a questo tipo di domande. Una volta identificata la situazione, per raccontare un episodio potrete utilizzare il metodo S.T.A.R.: partite raccontando la situazione che vi siete trovati a gestire (Situation). Proseguite con la mansione che vi è stata affidata (Task). Una volta inquadrato lo scenario da gestire passate alle azioni che avete svolto (Action) per arrivare a raggiungere il risultato (Result). Sinceratevi di aver selezionato in precedenza una situazione corrispondente ad un obiettivo di rilievo  che non sarebbe stato raggiunto senza il vostro contributo decisivo!

4. “Come si comporta quando si rende conto di aver commesso un errore?”

Attenzione: questa è una domanda trabocchetto per definizione. Anche qui può essere utile prepararsi in precedenza. Nel farlo, tenete presenti i seguenti punti:

  1. Scegliete un vostro errore relativo all’esperienza lavorativa
  2. Scegliete un’istanza determinata ed unica (non ripetuta nel tempo)
  3. Scegliete un caso che metta bene in luce la vostra capacità di valutare in autonomia le vostre mancanze oppure di riconoscerle con trasparenza quando vi siano state fatte presenti da un superiore
  4. Evitate a tutti i costi situazioni che mettano in luce carenze e lacune da parte di vostri colleghi o superiori, in quanto potrebbero essere viste come un desiderio di non assumervi responsabilità delle vostre azioni.
 
5. Regola generale: Siate sinceri e create genuinamente rapporto.

Cercate di evitare di addentrarvi in argomenti che potrebbero risultare svantaggiosi per la vostra immagine.

Ad esempio se si parla dell’argomento “Lettura” ma voi non leggete abitualmente, non dite che non avete tempo per farlo nè citate il titolo di un libro che vi hanno consigliato ma non avete letto. Utilizzate invece un escamotage e parlate di ciò che leggete: ad es. siti di news, senza scendere troppo nello specifico. Evitare sempre di esprimervi su temi che toccano la politica ed in generale temi su cui le opinioni sono contrastanti.

Ovviamente, siate onesti sulle vostre competenze, come ad es. sul vostro livello di inglese (o di qualunque altra lingua)! Taluni pensano che ritoccare al rialzo il livello delle competenze dichiarate sia un’ottima scorciatoia. In realtà, le competenze hard sono facilmente appurabili (ad es. passando all’inglese durante il colloquio), ed un valore “dichiarato” non corrispondente alla realtà sarebbe disastroso per l’esito del colloquio. Se non avete ancora padronanza della competenza, dimostrate se possibile proattività in tal senso. Ad esempio, se il vostro inglese non è perfetto ma lo state migliorando con dei corsi, o è una vostra intenzione farlo, siate onesti e dimostrerete di possedere buona volontà ed attitudine all’auto-miglioramento.

Cercate sempre di creare genuinamente rapporto con l’interlocutore e ricordate che se avrete successo nella selezione vi troverete eventualmente a lavorare assieme per anni. È quindi importante che si instauri un genuino rapporto di empatia.

Anche qui, non esagerate: evitate toni eccessivamente amichevoli ed in generale restate seri e professionali: in una situazione formale come un primo colloquio l’adozione di un tono scherzoso potrebbe essere vista come segno di scarsa serietà e motivazione.

Se seguirete questi consigli incontrando le domande che abbiamo illustrato, avrete ancora più chances di ottenere un ottimo risultato e come minimo eviterete alcuni tranelli e possibili sviste ed incomprensioni.

Non ci resta che augurarvi in bocca al lupo per il vostro colloquio!

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