Candidatura diretta o head hunter? Due metodi a confronto

Se non possedete degli insider nell’azienda di arrivo che vi presentino a chi segue il processo di selezione, le strade per partecipare ad un processo di selezione per una posizione di vostro interesse sono tipicamente due: la presentazione di una candidatura diretta ovvero l’intercessione di un head hunter che vi porti all’attenzione dell’azienda.

Questi due metodi non sono necessariamente alternativi, ed è sicuramente possibile perseguire entrambi contemporaneamente, a patto di non sovrapporre le candidature.

Ma quali sono i pro ed i contro di queste due opzioni? Vediamoli in ordine.

 

1. La candidatura diretta

Tipicamente, se presentate una candidatura diretta risponderete ad un annuncio per una posizione specifica ovvero verrete contattati dal dipartimento HR in seguito ad una vostra candidatura spontanea sul sito dell’azienda o ad un contatto sui social media.

Sarete direttamente in contatto con il dipartimento HR dell’azienda.

Prima del colloquio, per lo più vi troverete a poter valutare una job description, che potenzialmente sarà stata redatta in modo accurato ed aggiornato rispetto alle esigenze attuali dell’azienda. Dopo un primo contatto di screening con l’HR, avrete quindi modo di intervistare con il manager della posizione e di proseguire nel processo di selezione.

Almeno fino al primo colloquio, dovrete considerare sempre la possibilità che vi siano parametri disallineati tra voi e la posizione in oggetto. Procedendo infatti alla candidatura senza una preselezione, potreste trovarvi ad essere fuori target su temi quali le aspettative economiche, la location, la percentuale di trasferte lavorative, la presenza o no di smart-working, l’inquadramento o altro.

Il livello qualitativo della vostra esperienza del processo di selezione (“candidate experience”) dipenderà dall’organizzazione, dalla dedizione professionale e dalla solerzia degli interlocutori con cui vi troverete ad interfacciarvi, ed in prima istanza sarà fortemente condizionata dalla disponibilità degli interlocutori dell’area HR. Chiaramente, chiunque incontrerete sarà orientato a favorire gli interessi dell’azienda, e sarete voi stessi a dovervi occupare di aspetti quali la negoziazione delle aspettative, dei parametri economici, delle clausole contrattuali e degli elementi di flessibilità che vi interessano.

 

2. L’intermediazione dell’head hunter

Se vi troverete in un processo di selezione guidato da un head hunter, è possibile che vi siate candidati ad un annuncio della società di selezione (vi sono infatti società meno proattive che utilizzano questa metodologia) ovvero sarete stati contattati direttamente dal vostro interlocutore.

 

Tipicamente, potete aspettarvi che l’head hunter vi presenti la posizione in modo dettagliato durante la prima interlocuzione (telefonica, via skype o di persona). Un buon head hunter conoscerà l’azienda e saprà mettere in luce pro e contro della posizione e del contesto lavorativo di arrivo rispetto a quelli in cui vi trovate attualmente,

Dovrebbe inoltre essere in grado di dirvi dall’inizio se i vostri desiderata rientrino nei parametri retributivi previsti dall’azienda e se gli elementi quali la location, lo smart working, le trasferte collimino da entrambe le parti.

È possibile che l’head hunter conosca di persona il manager cui riporta la posizione, ed avrete in tal caso la possibilità di raccogliere ulteriori informazioni nel merito.

Sicuramente, il colloquio con l’head hunter rappresenta uno step aggiuntivo rispetto ad una candidatura diretta, ed è possibile che una valutazione non positiva da parte sua vi precluda ulteriori passaggi. Talvolta, inoltre, l’head hunter avrà ricevuto il mandato di procedere senza dare disclosure circa l’azienda (i motivi possono essere vari, ma tipicamente si tratta di una posizione non ancora nota internamente o sulla quale si vogliono tenere all’oscuro i competitor). In questo caso, avrete informazioni parziali, ma tenete conto che in ogni caso si tratterà di una posizione alla quale non sarebbe possibile candidarsi direttamente proprio per via della segretezza del processo.

Un buon head hunter vi aiuterà a preparare ogni colloquio e vi comunicherà, quando disponibile, un feedback specifico a valle di ogni singolo step.

Soprattutto, potrà agire – in fase di offerta – come vostro “avvocato” durante un’eventuale negoziazione circa gli elementi economici e materiali del package, avendo il doppio vantaggio di conoscere bene gli interlocutori dell’azienda di destinazione, e di poter agire senza un interesse diretto e quindi con maggiore distacco nella perorazione delle vostre richieste e nel far presenti le vostre esigenze, consentendovi di concentrarvi sui contenuti della posizione e sui driver principali della decisione da prendere.

Non è infrequente che l’head hunter si trovi a mediare in una vera e propria trattativa volta a far collimare gli interessi di tutte le parti, ed in quanto agente interessato alla chiusura positiva del processo, potrete aspettarvi un livello di servizio elevato ed un effort significativo per consentirvi di ottenere le migliori condizioni realisticamente raggiungibili.

Infine, l’head hunter potrà supportarvi nella fase di dimissioni e nell’organizzazione degli aspetti pragmatici relativi al cambio di azienda (o eventualmente di città).

La presenza di un head hunter si rivelerà quindi come una garanzia a vostra tutela posta in essere dall’azienda, e di fronte ad un professionista di alto livello vi troverete sicuramente a poter godere – anche per la presenza di un interlocutore aggiuntivo più dedicato a tutelarvi, di una candidate experience di qualità più qualitativa, personalizzata e curata su misura.

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